
Liguria, terra d’olio: alla scoperta dell’oleoturismo con Petricor
La luce dell’alba illumina i terrazzamenti e, tra gli undicimila ulivi di Petricor, comincia il lavoro di sempre: le mani esperte che conoscono ogni pianta, il ritmo lento e preciso della raccolta, il silenzio rotto solo dal fruscio delle foglie. È un lavoro artigianale, fatto di gesti che si ripetono da generazioni e di rispetto per i tempi della natura.
La luce dell’alba illumina i terrazzamenti e, tra gli undicimila ulivi di Petricor, comincia il lavoro di sempre: le mani esperte che conoscono ogni pianta, il ritmo lento e preciso della raccolta, il silenzio rotto solo dal fruscio delle foglie. È un lavoro artigianale, fatto di gesti che si ripetono da generazioni e di rispetto per i tempi della natura.
Sempre più persone vogliono vedere come si fa. Vogliono capire da dove viene l’olio che useranno in cucina tutto l’anno. Vogliono camminare tra gli uliveti, sentire il profumo del terreno, ascoltare le storie di chi questo lavoro lo fa ogni giorno. Per entrare, anche solo per qualche ora, in una storia che dura da secoli.
Questo è oleoturismo. E in Liguria, soprattutto nel Ponente, sta succedendo qualcosa di importante. Anche se i dati ancora non lo dicono.
Cosa troverai in questo articolo
- Cos’è l’oleoturismo e perché ne sentiamo parlare solo ora
- I numeri dell’oleoturismo in Italia (e il paradosso Liguria)
- Oleoturismo in Liguria di Ponente: esperienze che non trovi altrove
- Il nostro punto di vista: l’oleoturismo non è una moda, è un modo di vivere
- Come vivere l’oleoturismo in Liguria: i nostri consigli
Cos’è l’oleoturismo e perché ne sentiamo parlare solo ora
L’oleoturismo è diventato ufficialmente “una cosa” nel 2020, quando la Legge di Bilancio ha esteso al settore olivicolo la stessa disciplina già prevista per l’enoturismo. La definizione normativa include tutte le attività di conoscenza dell’olio d’oliva espletate nel luogo di produzione: visite agli uliveti, degustazioni, iniziative didattiche e ricreative. E, dal 2025, grazie a un protocollo tra l’Ispettorato Nazionale del Lavoro e l’Associazione Nazionale Città dell’Olio, anche la partecipazione dei turisti alla raccolta delle olive è diventata legale, con regole precise: massimo due giorni a settimana, due ore al giorno, carattere didattico e dimostrativo, mai produttivo.
Ma l’oleoturismo non è nato con una legge. È nato quando qualcuno ha capito che aprire le porte della propria azienda agricola, far entrare le persone tra gli ulivi, raccontare la fatica e la bellezza di questo lavoro, non era solo un modo per vendere qualche bottiglia in più. Era un modo per dare valore a un territorio, a una storia, a un paesaggio che rischiava di essere dimenticato.
Quello che cercano oggi i turisti è autenticità. Non vogliono solo assaggiare un olio buono e delle buone olive da tavola. Vogliono incontrare chi li produce, capire come si fanno.
I numeri dell’oleoturismo in Italia (e il paradosso Liguria)
Quando si parla di oleoturismo in Italia, le regioni che vengono subito in mente sono Puglia, Toscana, Lazio, Marche. Regioni che hanno costruito negli anni un’offerta strutturata, che hanno investito in comunicazione, che sono riuscite a posizionarsi come destinazioni di riferimento per chi cerca un’esperienza legata all’olio.
E la Liguria? È una regione piccola per volumi produttivi rispetto ai grandi poli del Sud, ma grande per reputazione olivicola: qui nasce l’olio DOP Riviera Ligure, con una cultivar identitaria come la Taggiasca. Ha terrazzamenti di ulivi secolari riconosciuti patrimonio UNESCO. Ha borghi dell’entroterra e una cultura olivicola che affonda le radici nel medioevo.
Eppure, quando si cerca oleoturismo online, la Liguria non compare quasi mai tra i risultati. Questa regione viene associata all’enoturismo, al pesto, alle Cinque Terre. Ma non all’olio. È come se la Liguria fosse invisibile in questo settore. Non perché non ci sia nulla da raccontare. Ma perché nessuno lo sta raccontando abbastanza forte.
In Liguria c’è ancora tutto il lavoro da fare. E noi di Petricor stiamo provando a farlo.

Oleoturismo in Liguria di Ponente: esperienze che non trovi altrove
Chi viene in Liguria di Ponente per vivere l’oleoturismo trova qualcosa di diverso rispetto ad altre regioni. Trova un paesaggio verticale, dove gli uliveti si arrampicano su terrazze faticosamente costruite pietra su pietra, tra il mare e le montagne. Trova la cultivar Taggiasca, un’oliva piccola, dolce, con un olio delicato e fruttato che sa di mandorla e di erba appena tagliata. Trova borghi di cento anime dove il tempo scorre ancora lentamente.
E trova eventi che stanno diventando appuntamenti fissi: Frantoi Aperti in autunno e inverno, quando le porte dei frantoi si spalancano per far vedere la trasformazione delle olive in olio appena spremuto o i Sentieri dei Poeti, percorsi che uniscono cultura, paesaggio e gastronomia.
Ma l’esperienza che rende unico l’oleoturismo ligure è il binomio olio e vino. Qui puoi degustare l’olio di Taggiasca accompagnato da un calice di Pigato o di Vermentino, vini bianchi minerali e sapidi che nascono dagli stessi terrazzamenti, dalla stessa terra arida ma generosa. Puoi sederti in un uliveto al tramonto, con davanti una tavola imbandita di prodotti locali, e capire che il territorio non è uno sfondo. È il protagonista.
Visite agli uliveti, passeggiate tra i terrazzamenti, degustazioni guidate, laboratori per imparare a riconoscere un olio di qualità, esperienze di raccolta delle olive, aperitivi immersi nella natura: la Riviera di Ponente è una delle zone più interessanti per l’oleoturismo in Italia. Anche se ancora pochi lo sanno.

Il nostro punto di vista: l’oleoturismo non è una moda, è un modo di vivere
Noi in Petricor facciamo oleoturismo qui a Lucinasco da prima che ci fosse una legge che lo definisse. Lo facciamo perché aprire le porte della nostra azienda, far entrare le persone tra i nostri undicimila ulivi, mostrare come lavoriamo è il nostro modo di stare al mondo.
Ovviamente, per fare oleoturismo in regola oggi esistono requisiti precisi: apertura minima tre giorni a settimana, sito web, materiale informativo in più lingue, SCIA al Comune. Sono strumenti necessari per garantire qualità e sicurezza. Il rischio, però, è che l’oleoturismo venga ridotto a un semplice elenco di standard da rispettare, perdendo ciò che per noi è essenziale: l’autenticità dell’incontro, la relazione con le persone, la storia dei luoghi.
Quando qualcuno viene qui, non compra una visita guidata, ma un’esperienza. Entra in una storia che parte da lontano, da una famiglia di contadini che ha scelto di cambiare prospettiva: il territorio prima del prodotto. Perché se non ti prendi cura del terreno, degli ulivi e del paesaggio, il prodotto non arriva. O arriva male.
Qui non trovi cartellini con i nomi delle piante scritti in tre lingue. Trovi chi quegli ulivi li conosce uno per uno, sa quali producono di più, quali soffrono il vento, quali sono stati piantati cent’anni fa. Non trovi degustazioni con bicchierini di plastica. Trovi olio versato con generosità, pane fatto in casa, olive denocciolate a mano, vini di piccoli produttori che portano avanti la stessa fatica.
E d’estate, quando apriamo Stappi&Mangi, il nostro wine bar tra gli ulivi, non stiamo solo offrendo un aperitivo con vista. Stiamo raccontando l’entroterra ligure attraverso i suoi vini e i suoi cibi. Stiamo dicendo che questo territorio esiste, resiste e merita di essere conosciuto.
L’oleoturismo non è una moda. È un modo per dire: questa terra vale qualcosa. E noi vogliamo che chi viene qui lo capisca, lo senta, se lo porti via.

Come vivere l’oleoturismo in Liguria: i nostri consigli
Se vuoi vivere l’oleoturismo in Liguria di Ponente, l’autunno è il periodo della raccolta: è quando puoi vedere come nasce l’olio, capire il lavoro che c’è dietro ogni bottiglia, sentire il profumo delle olive raccolte, assaggiare l’olio nuovo ancora torbido e piccante. Anche l’estate ha il suo fascino: i paesaggi sono al massimo della bellezza, gli uliveti sono freschi e ombrosi e puoi goderti un aperitivo tra le piante al tramonto.
Cosa cercare? Se vuoi vivere un’esperienza oleoturistica, preferisci aziende come Petricor che lavorano con le proprie olive e propongono esperienze che non si limitano alla degustazione ma ti fanno entrare davvero nel ciclo produttivo. Vivi la Liguria più autentica: prenota Alla Scoperta, il nostro tour guidato tra gli uliveti, oppure un viaggio off-road tra gli ulivi in pick-up.
La Liguria ha tutto quello che serve per diventare una destinazione di riferimento per l’oleoturismo. Ha il paesaggio, ha il prodotto, ha la storia. Manca solo che qualcuno la racconti. Noi stiamo provando a farlo, dal nostro piccolo borgo di cento anime, tra 11.000 piante di ulivo e tanta voglia di cambiare le cose.
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Per noi di Petricor l’oleoturismo non è una moda. È un punto di vista sul mondo.



