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Lucinasco e l’olio taggiasco: dove la tradizione resiste
Turismo in Liguria

Lucinasco e l’olio taggiasco: dove la tradizione resiste

Lucinasco è un punto sulla mappa che in pochi conoscono. Un borgo a 500 metri di altitudine nella Valle Impero, dietro Imperia, dove le strade sono strette e le case si stringono attorno alla chiesa. Qui non ci sono attrazioni turistiche, ristoranti stellati o hotel. Ci abitano poco più di 200 persone. E decine di migliaia di piante di ulivo

Marzo 31, 2026 · Turismo in Liguria

Lucinasco è un punto sulla mappa che in pochi conoscono. Un borgo a 500 metri di altitudine nella Valle Impero, dietro Imperia, dove le strade sono strette e le case si stringono attorno alla chiesa. Qui non ci sono attrazioni turistiche, ristoranti stellati o hotel. Ci abitano poco più di 200 persone. E decine di migliaia di piante di ulivo

A Lucinasco ogni pianta di ulivo è curata, ogni muretto è in piedi, ogni metro di terra continua a produrre. Qui l’olio non è un prodotto agricolo: è l’identità di questo piccolo borgo ligure.

Cosa troverai in questo articolo

  • Cosa vedere a Lucinasco
  • La storia millenaria dell’ulivo a Lucinasco
  • L’olio extravergine taggiasco di Lucinasco: perché è un’eccellenza
  • Come riconoscere un olio di qualità (e cos’è l’olio lampante)
  • Petricor a Lucinasco: la tradizione continua

Il paese di Lucinasco adagiato tra le colline ligure della provincia di Imperia con un ulivo in primo piano

Cosa vedere a Lucinasco

Lucinasco si trova nell’entroterra della Riviera Ligure di Ponente. Per arrivarci da Imperia bisogna inerpicarsi verso le colline per circa 10 km, seguendo strade strette che salgono tra gli uliveti. Dietro ogni curva si apre un paesaggio nuovo: il mare che si allontana, le terrazze che si arrampicano, i muretti a secco che sorreggono metri e metri di fasce coltivate.

Lucinasco è un borgo da vivere. Da percorrere a piedi, tra i caruggi e le case in pietra. Da attraversare lentamente, ascoltando il silenzio rotto solo dal vento tra gli ulivi. Ecco cosa non puoi perderti:

  • il borgo storico: con le sue strade strette e le case che si affacciano sulla valle;
  • il laghetto di Lucinasco: un piccolo specchio d’acqua naturale perfetto per una passeggiata;
  • il Museo diffuso Lazzaro Acquarone”: che unisce arte sacra e cultura contadina in un percorso distribuito nel borgo. La sezione etnografica ricostruisce una casa contadina di fine Ottocento con attrezzi per la lavorazione dell’uliveto, testimonianza della vita rurale della Valle Impero;
  • la Chiesa romanica di Santa Maria Maddalena: monumento nazionale costruito tra il 1451 e il 1480, isolata in un bosco di querce e castagni a 3 km dal borgo; 
  • gli uliveti: che non sono un’attrazione turistica, ma il cuore di Lucinasco. Qui puoi camminare tra le piante, toccare i muretti a secco, capire cosa significa coltivare una terra che non regala niente.

E se vuoi davvero entrare nella storia dell’olivicoltura di questo piccolo borgo storico dell’entroterra imperiese, scopri le esperienze Petricor: visite, degustazioni e corsi di cucina.

Un uliveto a Lucinasco

La storia millenaria dell’ulivo a Lucinasco

L’ulivo è arrivato a Lucinasco tra il VII e l’VIII secolo, portato dai monaci di San Colombano. Hanno piantato le prime talee, hanno insegnato ai contadini locali come coltivarle, hanno costruito i primi frantoi. E da allora, per più di mille anni, questa terra ha continuato a produrre olio.

Ma la storia dell’ulivo a Lucinasco non è solo una storia di piante. È una storia di fatica. Perché qui la terra è arida, sassosa, impervia. Non c’è pianura, non ci sono campi facili da arare. Ci sono solo colline ripide, terrazzamenti costruiti a mano e sorretti da muri a secco. Ogni metro di terra coltivabile è stato strappato alla montagna con le braccia, pietra dopo pietra, generazione dopo generazione.

La Liguria è così: ruvida, ripida, difficile. Il nostro entroterra non è solo un luogo, ma le persone che lo abitano e le mani che l’hanno costruito. Una comunità resiliente che vive di agricoltura, sparpagliata in tanti piccoli borghi. Lucinasco è uno di questi borghi che ha scelto di non mollare.

Oggi, mentre molti uliveti liguri vengono abbandonati, a Lucinasco tutte le piante sono ancora curate. Non c’è un solo terrazzamento lasciato al degrado. Questo non è solo merito della tradizione. È merito di chi ha capito che l’olio di qualità non si fa con la fretta, con i compromessi o con le scorciatoie. Si fa con la pazienza, con il rispetto per la pianta e per il territorio.

Quando il borgo respira insieme ai suoi ulivi

A Lucinasco il mondo dell’ulivo non si racchiude in poche parole. È una scelta di vita, di libertà, di contatto con la natura. È respirare il ritmo delle stagioni, conoscere ogni pianta, sapere quando raccogliere e quando aspettare. È la scelta che in Petricor portiamo avanti ogni giorno.

Il borgo respira insieme ai suoi ulivi. Quando le piante fioriscono a maggio, l’aria si riempie di un profumo dolce che entra nelle case. Quando si raccoglie in autunno, il paese rallenta e le strade si riempiono di cassette piene di olive.

Nel video realizzato dalla Regione Liguria, puoi vedere come lavoriamo noi di Petricor e cosa significa portare avanti questa tradizione:

L’olio extravergine taggiasco di Lucinasco: perché è un’eccellenza

A Lucinasco si produce uno degli oli più apprezzati d’Italia: l’olio extravergine di olive taggiasche. Cosa rende speciale l’olio di questo borgo?

La cultivar taggiasca

L’oliva taggiasca è piccola, delicata, con una polpa dolce e un nocciolo grande. Non è una cultivar facile: produce poco, matura tardi, richiede cure costanti. Ma il suo olio è inconfondibile. 

A Lucinasco, le olive taggiasche trovano il loro habitat perfetto. Il clima temperato, l’esposizione al sole e i terreni nutrienti ma poveri d’acqua fanno sì che l’oliva esprima tutto il suo potenziale.

Scopri di più su questa piccola, grande eccellenza gastronomica italiana nella nostra guida all’oliva taggiasca.

Come si fa l’olio a Lucinasco

L’olio di Lucinasco non si fa con i grandi frantoi industriali. Si fa con frantoi piccoli, moderni ma artigianali, che lavorano le olive poche ore dopo la raccolta. La frangitura è differenziata, l’estrazione avviene a bassa temperatura per preservare i profumi e i polifenoli. Non ci sono additivi, non ci sono scorciatoie. Solo olive, tempo e attenzione.

Il risultato è un olio che profuma di colline, di vento, di fatica. Che quando lo versi sul pane, sul pesce, sulla pasta, racconta una storia che dura da mille anni. Scopri di più sull’“oro liquido” della Riviera di Ponente nella nostra guida all’olio extravergine di olive taggiasche.

Un uliveto a Lucinasco

Qual è il miglior olio della Liguria?

Non esiste una risposta univoca. Perché non esiste “il migliore”. Esistono oli diversi, cultivar diverse, territori diversi. La Liguria produce principalmente olio da olive taggiasche, ma anche da altre varietà minori.

Quello che fa la differenza non è solo la cultivar, ma la cura con cui viene coltivata, il momento della raccolta, la velocità di lavorazione, la temperatura di estrazione. Un olio può essere tecnicamente perfetto e non avere carattere. Un altro può avere piccole imperfezioni e raccontare una storia unica.

L’olio taggiasco di Lucinasco è tra i migliori perché nasce da un territorio che sa fare olio da mille anni. E perché è fatto da persone che non hanno dimenticato come si fa. Proprio come noi di Petricor.

Come riconoscere un olio extravergine di qualità 

Quando si cerca un olio di qualità, è importante sapere cosa guardare. E cosa evitare. Un buon olio extravergine di oliva deve avere:

  • acidità inferiore allo 0,8% (più è bassa, meglio è; il nostro olio EVO taggiasco è stabilmente <0,25%);
  • profumo fruttato, che ricorda l’oliva fresca;
  • amaro e piccante leggeri, segno di polifenoli (antiossidanti naturali);
  • colore variabile dal verde al giallo dorato (il colore non è indice di qualità, ma di cultivar e maturazione);
  • velatura naturale, se non filtrato come il nostro (le micro-particelle di polpa in sospensione sono segno di lavorazione artigianale).

L’olio del supermercato è chiaro, trasparente, spesso senza carattere. Quello artigianale può essere torbido, intenso, con un sapore deciso. Non è un difetto. È il segno che quell’olio ha un’anima. 

Qual è il migliore olio extravergine di oliva italiano?

Anche qui, non esiste una risposta univoca. L’Italia produce centinaia di cultivar diverse, dal casaliva del Garda alla coratina pugliese, dalla nocellara siciliana alla taggiasca ligure. Ogni olio ha caratteristiche diverse, si abbina a piatti diversi, racconta territori diversi.

Il “migliore” olio italiano è quello fatto con cura, da olive sane, raccolte al momento giusto, lavorate subito. Che sia pugliese, toscano, ligure o siciliano, conta il metodo. Conta la passione. Conta la storia che c’è dietro ogni bottiglia.

Petricor a Lucinasco: la tradizione continua

Lucinasco è un borgo che resiste. Che non ha mai smesso di fare olio, anche quando tutto intorno la produzione si fermava. Ogni bottiglia di olio che nasce qui racconta questa storia. Racconta la fatica di chi ha costruito questi muretti a secco, la pazienza di chi raccoglie le olive a mano, la cura di chi lavora nel frantoio fino a tardi per spremere le olive appena raccolte.

Noi di Petricor siamo nati qui, a Lucinasco. Tra queste colline, tra questi 11.000 ulivi che la nostra famiglia coltiva da generazioni. Abbiamo scelto di tornare a questa terra, anche quando sembrava più facile mollare e andarsene.

Il nostro olio extravergine di oliva nasce da olive taggiasche coltivate con metodo sostenibile, raccolte a mano, lavorate con cura. È un olio non filtrato, che mantiene tutta la ricchezza aromatica delle olive e quella leggera velatura che racconta una lavorazione artigianale. Scoprilo nel nostro shop.

Due uomini e una donna della famiglia Calzia visti di spalle, camminano nei loro uliveti Petricor a Lucinasco

Biodiversità tra gli ulivi

In Petricor abbiamo fatto una scelta precisa: recuperare tutte le piante del territorio, anche quelle abbandonate. E non solo ulivi. Nei nostri uliveti crescono anche piante di agrumi e di fico, che abbiamo ripristinato per preservare la biodiversità e valorizzare i frutti che altrimenti andrebbero sprecati. 

Con i fichi produciamo la mostarda e con gli agrumi non trattati, coltivati tra gli ulivi, produciamo la marmellata di limoni e la marmellata di arance e limoni, secondo la ricetta tradizionale con pochissimo zucchero come conservante naturale. Dal gusto bilanciato e delicato, non troppo dolce, con quello spunto amaro tipico e piacevole. Senza conservanti, coloranti o aromi artificiali. Perfetta la mattina o per merenda, sul pane o nella crostata.

Una filiera trasparente

Il nostro progetto non è solo fare olio. È portare avanti una visione: territorio prima del prodotto. Perché se non ti prendi cura del terreno, degli ulivi, del paesaggio, il prodotto non arriva. 
La nostra è una filiera trasparente: ogni bottiglia di olio è tracciabile dalla pianta alla tavola. Sappiamo da quale uliveto proviene, quando sono state raccolte le olive e quando è stato spremuto l’olio. È così per tutti i prodotti che trovi nel nostro shop: le olive, l’olio, le marmellate.

Questa è la nostra battaglia: far riconoscere l’olio EVO taggiasco della Riviera di Ponente per quello che è. 

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